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2009

andiamo verso un nuovo anno senza benza e senza soldi. 

ma se c'è una cosa che si può fare anche senza benza e senza soldi, quella è pedalare.
allora pigia su quei pedali. da qualche parte andrai.
buon anno.
(immagine: "les six jours" - ganesco)

l'etica dei segnali

girando per le strade di londra, e ancor più per la campagna inglese, mi chiedevo cosa ci fosse di così diverso dall'italia. poi mi è capitata sott'occhio questa foto e ho capito: la segnaletica!
in inghilterra non c'è traccia di queste deliranti selve di cartelli (cosa deve fare qui un ciclista, se non scende dal sellino, sedersi sul cordolo e piangere?).
le piste ciclabili britanniche sono segnalate solo sull'asfalto (e questo basta per tenerne fuori i motorizzati), mentre i cartelli danno indicazioni utili ai ciclisti (vai di qua per il centro, vai di là per i docks, passa sul ponticello che fai prima, ecc).

in italia invece, per i ciclisti solo segnali di obbligo e divieto.

aridaje

ci ricasco sempre.

sono anni che mi dico: basta, son tutti fatti, non c'è nulla di buono, non me ne frega niente. game over. il ciclismo non c'è più, quindi me lo faccio io, con la mia bici sulle mie strade.

poi però arriva la primavera con le classiche, poi il giro, poi il tour, e pian piano mi scappa di accendere la tv, sbirciare un arrivo, scrutare una fuga, fino a ritrovarmi a saltare in piedi nel salotto di casa mentre riccò si alza sui pedali e se ne va... vai riccò! vai!...
ma vai affanculo.

chapeau, madame longo

dici "sport" e pensi a corpi tonici e scolpiti, a facce lisce e grintose di giovani dai muscoli esplosivi.
poi però succede che un'atleta di 49 anni (50 tra pochi mesi) vince i campionati nazionali francesi di ciclismo su strada, tanto la prova in linea quanto quella a cronometro. così.

jeannie longo-ciprelli ha collezionati 52 titoli nazionali, oltre a un'infilata di medaglie mondiali e olimpiche da vertigine, decine di record mondiali e più di mille vittorie, sparse lungo un percorso lungo quasi trent'anni e chissà quante centinai di migliaia di chilometri, sempre a spingere sui pedali. in strada, in pista, nei boschi, sempre con la stessa voglia di quando, ventenne, mollò gli sci per salire sulla bici. prossimi obiettivi: olimpiadi in cina e mondiali in italia.

allora ecco che il concetto di sport cambia, ritorna più umano, si allontana dallo stereotipo dei campionissimi con corpi da big jim, dall'immagine di straordinarie carriere fulminanti in odor di doping, di macchine da corsa fatte di muscoli e programmate per stritolare avversari, di superuomini superdotati costruiti per superprestazioni. lo sport è anche - soprattutto - questa piccola donna, con i suoi quasi cinquant'anni, le sue rughe, il suo fisico "normale", che fregandosene dell'età lascia indietro atlete che non erano nemmeno nate quando lei già faceva incetta di vittorie.

io non so quale sia il livello di competitività nel ciclismo femminile; forse basso, considerando che le "professioniste" sono in realtà davvero poche al mondo.
ma la forza, la determinazione, la voglia e la passione di questa donna sono per me strabilianti. chapeau, madame.

tre notizie

questa mattina il cielo è grigio.
stavo pubblicando un post leggero, per illuminare un po' la giornata, ma poi ho dato una letta ai quotidiani online e mi è passata la voglia.

riporto tre notizie:

torino - ubriaca al volante travolge e uccide un ciclista, poi va a dormire: «credevo fosse un cinghiale»

lucca - due fratellini di 6 e 4 anni si schiantano in minimoto contro un palo, uno è grave.

torino - un ventenne ha preso a pugni un vigile urbano che gli ha fatto una multa per divieto di sosta (36 euro); gli altri agenti hanno fermato l’aggressore e tentato di farlo salire in auto per portarlo al comando ma la piazza è insorta con lanci di sassi e bottiglie contro la polizia municipale, costretta a fuggire portandosi dietro 3 agenti feriti.

niente da fare. il cielo è ancora grigio.

un italiano a new york

renzo piano ha progettato la nuova sede del new york times, mirabile esempio di architettura verde.
purtroppo i 'mericani si son scordati di spiegare al nostro emerito architetto, pioniere dell'edilizia eco-compatibile, che molti di loro usano la bicicletta.
così si son trovati un palazzotto di 52 piani con il giardino sul tetto, ma senza uno spazio per parcheggiare le bici. e chi ci lavora si è piuttosto incazzato perché tocca legarle dove capita ma la proprietà non vuole bici e catene attaccate lì intorno e quindi non sanno come fare.

facciamoci sempre riconoscere, eh?

come fai a spiegarlo?

"ma che gusto c'è?" è la domanda che mi fa mia moglie ogni volta che mi vede tornare sudato e spompato dopo una sgroppata in bicicletta.

me l'ha fatta un paio di volte anche nei giorni scorsi, mentre eravamo a abano terme per una minivacanza: occasione ottima per pedalare sulle splendide stradine dei colli euganei, con i loro continui saliscendi, i tornantini tagliagambe e le discese da sballo tra boschi e ville.

il senso di leggerezza e libertà, l'indipendenza, la velocità, il fruscio degli ingranaggi, il sole e il vento sulla faccia, i profumi, il paesaggio, la fatica - sì, anche quella - di spingere fino a restare senza fiato, arrivare a scollinare con la lingua fuori per poi mollare tutto in discesa... come fai a spiegarlo?

è come convincere un vegetariano che una costata al sangue è sublime, parlare di vino con un astemio o di sesso con un prete. come fai?

dreaming scotland

i recenti eventi nazionali hanno sensibilmente sollecitato la mia voglia di emigrare.
ovviamente in scozia, dove la mia atavica anima highlander ritroverebbe il suo ambiente naturale.

ieri pomeriggio mi ha telefonato mia moglie per dirmi "ci son tre posti per insegnante di italiano a edimburgo. partiamo?".
ok, dico io. ma io poi che faccio là?

la risposta potrebbe essere qui (da notare tra l'altro l'affinità del logo: che sia destino?).

bici e usvigli*


la condivisione del garage con mio suocero è di difficile gestione: io lo riempio di ciclorottami, lui lo intasa di usvigli a motore (tagliaerba, decespugliatore, trattorino, irroratrice, zappatrice, tagliasiepi, motosega... lui impazzisce per tutto quello che fa molto rumore), oltre a tubi di ferro, pezzi di legno, vecchi attrezzi, mobili in disuso, sedie, tavoli...
ne consegue che la presunta ciclofficina è diventata un vero bordello.
prossimo obiettivo: riprogettare la logistica, ottimizzare l'utilizzazione degli spazi e recintare con filo spinato elettrificato anti-suocero :-))

*usviglio: italianizzazione del termine dialettale usvéej = piccolo attrezzo

mobilità-bla-bla...

causa impegni di lavoro mi reco spesso a sassuolo, oltre 30 km da casa mia.
per vari motivi non vado in bicicletta: non ultimo il fatto che non ho ancora sviluppato un vero istinto suicida, e l'unica strada percorribile (a meno di voler fare una lunga scampagnata tra le colline) è la statale, ovvero una strada stretta e dritta, intasata da auto e soprattutto da camion, dove i presunti limiti di velocità sono - per l'appunto - presunti. percorrerla in bicicletta è un'idea che non mi sfiora nemmeno.

sto cercando dunque delle alternative all'automobile.
con i mezzi pubblici il viaggio durerebbe circa due ore: un paio di km a piedi o in bici da casa mia alla fermata dell'autobus, poi linea urbana fino a reggio emilia, altra linea urbana fino alla stazione ferroviaria, treno fino a sassuolo, di nuovo autobus per arrivare alla zona industriale e di nuovo a piedi. andata e ritorno.
questo perché tutta la rete di trasporto è "reggiocentrica", ovvero le linee extraurbane fan tutte meta al capoluogo. quindi devo allungare il tragitto di 20 chilometri.

ho pensato allora di andare in bicicletta fino a scandiano (circa 15 km) e da lì caricare la bici sul treno o sull'autobus. in questo modo potrei comunque evitare la statale, che è il tratto di strada più pericoloso, e riprendere la bicicletta per l'ultimo tratto.

ma sull'autobus la bici può essere caricata nel bagagliaio solo "nei tragitti da capolinea a capolinea", mentre "sulle linee ferroviarie il servizio è a prenotazione (compatibilmente con le altre esigenze di servizio)". sta scritto nel regolamento, che qui si chiama "carta dei trasporti".
e il biglietto - per la bici - costa 4 euro (prezzo promozionale, dice il regolamento), più del doppio di quanto costa il biglietto personale.
insomma, posso portare gratis una valigia di 20 chili, ma non una bicicletta che pesa la metà.

ovviamente la carta della mobilità sottolinea l'intento dell'azienda di "migliorare continuamente le proprie prestazioni ambientali attraverso politiche orientate allo sviluppo sostenibile".
come no.

auto blu

ieri pomeriggio ero in centro a parma. bella città, molto più di reggio emilia, dove alcune vie centralissime si sono (per ora) salvate dall'invasione di negozi grandifirme-tuttiuguali: così si posson ancora trovare negozietti semplici e dal sapore antico, coi loro banconi di legno segnati dal tempo: una torrefazione vera che vende solo caffé, il caro vecchio barbiere (quello vero, con le poltronazze in pelle, il lavandino, i mobili in formica, il pennello da barba e il vecchietto che abita al piano di sopra e scende a legge il giornale e far due chiacchiere), la gastronomia con la trattoria nel retrobottega. tutto a due passi da piazza garibaldi e dal teatro regio.

proprio davanti al teatro regio stazionavano una serie di mercedes nere. erano 6-7, in piena area pedonale, parcheggiate a doppia fila (e dire che c'è un parcheggio multipiano a poco più di cento metri). tre, pur non avendo nessuno a bordo (nemmeno l'autista) avevano il motore acceso. si sa mai che il politocozzo di turno prenda freddo quando esce da teatro (prova generale di un'opera teatrale: almeno un centinaio di persone in diligente attesa per avere l'ingresso omaggio, ma gli omini mercedes-muniti non credo abbiano fatto la fila).
il tutto sotto l'attento occhio vigile di due pattuglie della polizia municipale. si sa mai che qualche villico a piedi sia d'intralcio alle manovre delle onorevolissime autoblu.

di nuovo: che paese di merda.

biciclette blu

questo qui in foto è il ministro per gli affari sociali del governo olandese.
non è una foto promozionale: lui al lavoro ci va in bicicletta, tutti i giorni.
ed è un ministro, mica cazzi.
però niente auto blindata con autista, niente scorta e pattuglie sgommanti a sirene spiegate, niente auto ferma in seconda fila a motore acceso in centro storico. una bicicletta e via.

ecco. quando vedrò i miei rappresentanti del popolo, i miei parlamentari, ministri e sottosegretari, assessori e consiglieri spostarsi così, leggeri e semplici e rispettosi degli altri cittadini, solo allora potrò prendere sul serio le cose che dicono.

ma loro no. loro mettono gli ecoticket (per il popolino, 'ché loro sono esenti), le ordinanze euro 0 e 1 e 2 e via così, fanno rottamare le auto nuove, dicono "usate la bici e i mezzi pubblici", parlano di ambiente-mobilità-bal-bla, ma col cazzo che rinunciano al loro personalissimo corteo blindomotorizzato.

che paese di merda.

brum-brum

alzi la mano chi - almeno tra i maschietti - non ha giocato da piccolo con le macchinette facendo brum-brum con la bocca.

l'ho fatto pure io, e mi ci son voluti anni per ritarare i miei sensori e arrivare a capire che quelle robe lì con le ruote e il motore non sono poi quel gran che e che la bicicletta dalla quale ero sceso tanto alla svelta appena avuta l'età motorizzabile, bhé, tanto male non era.

qualcuno invece rimane fermo al mito del giocattolo a motore e anche da grande continua a sognare un hummer con cui fare brum-brum davanti al bar.

speriamo che il bambino nella foto non lasci che oscenità come questa invadano il suo immaginario e si tenga ben stretta la sua biciclettina rossa.

prima o poi ritorno

per quei tre che ogni tanto passano di qua: non è che sia sparito, eh?
è solo che è un periodo un po' così, che tra cazzi vari la ciclofficina stenta.
e senza bici "in progress" non so che scrivere.
mica sono adriano sofri. ecco.

antifurto

c'è sempre un po' d'apprensione quando si lascia la bici legata da qualche parte. ed è sempre un sollievo scoprire, quando si torna a prenderla, che la nostra amata è ancora la suo posto.
io di solito mi limito a legarla con il cavetto a spirale - che è un po' come fare "buh!" sperando di spaventare il ladro - o al massimo con una catena di medie dimensioni, dato che raramente la lascio incustodita in posti a rischio.

l'immagine è una pubblicità: carina, anche se promette un po' troppo per un antifurto così modesto (un addetto ai lavori parlerebbe di "overpromise").

di bici e di sentieri

diciamo che in montagna mi trovo meglio a piedi che in bicicletta. nel senso che tra monti e boschi - parlo di sentieri - preferisco camminare: lo trovo più logico, più naturale. la bici è fatta per strade e stradine, viottoli e carraie, non per i sentieri di montagna.

mi sono trovato a camminare alcuni giorni fa nella zona di pila, sopra ad aosta. è un piccolo comprensorio sciistico che in estate viene riciclato come "bike planet", con percorsi di diverse difficoltà, impianti di risalita attrezzati per il trasporto bici, noleggio bici, "bike stadium" (che suppongo sia la versione estiva degli "snow park"), e chi più ne ha più ne metta.

il risultato, come si può vedere dalla foto, è che i sentieri sono riservati esclusivamente ai bikers, delimitati da nastri e apposita segnaletica. chi vuole andare a piedi deve percorrere le strade.

a parte i gusti personali: guardavo questi marziani con caschi e imbottiture che nenache nel motomondiale affannarsi goffi per spingere - a piedi! - mezzi che si possono chiamare biciclette solo perché hanno i pedali (li potrebbero benissimo togliere, che tanto mica li usano), robe che se provi a pedalarci davvero stramazzi al suolo dopo 200 metri...

a parte i danni ai sentieri: hanno un bel da dire questi qui che a piedi o in bici è uguale. ho visto i sentieri: sono solchi scavati nel terreno lisci e ripidi. vacci a piedi dopo, se ci riesci...

quello che mi infastidisce è il controsenso di tutto ciò: ovvero il fatto che se vado a piedi non posso usare i percorsi tracciati da e per chi va a piedi, i sentieri, in quanto questi sono stati espropriati da chi usa mezzi - le bici - con i quali sarebbe più logico percorrere altri tipi di tracciati (le strade: qui ci sono bellissimi percorsi da xc, strerrati e carraie che offrono la possibilità di fare escursioni splendide).

per scendere a valle a piedi - ad esclusione della cabinovia - avevo tre possibilità: percorrere a mio rischio e pericolo (e in deroga al regolamento) il sentiero pedonale dirottato ad uso ciclistico (l'ho fatto per un centinaio di metri, poi ho deciso che non valeva la pena rischiare); tagliare a caso tra boschi e prati (una goduria, eh...) o sciropparmi tre ore di camminata sulla strada, dove non c'era traffico, 'ché tutte le bici erano sui sentieri. 'tacci loro...

essenzialità

nell'ambiente dei "ciclisti urbani" uno dei temi più in voga - e più dibattuti - è quello dell'essenzialità del mezzo. si discute animatamente su robe del tipo: con o senza freni, cambio sì/cambio no, ruota libera o ruota fissa, manubrio dritto o piega da corsa, con o senza luci... e si fa a gara a chi toglie più roba dalla bici.
ognuno ha le sue insindacabili ragioni. a volte discutibili, ma comunque legittime (l'ultima che ho sentito è di un tale che vuole eliminare una flangia dal mozzo posteriore e ancorare i raggi direttamente al pignone fisso. mah...).

io non so quale sia la soluzione migliore. anzi si.
la bici migliore è quella che ti senti bene sotto al culo.
sia acciaio o alluminio, da corsa, da pista o da rottamare, con ruote grandi o piccole, col freno a disco piuttosto che a contropedale, single speed o a 27 rapporti, coi tubolari superpiuma o con gommazze da guerriglia. non importa.

perché la bici è come le scarpe: nessuno può dirti se ti va bene, e come le scarpe si deve pian piano adattare a chi la porta.

io per dire non ho ancora nemmeno capito che numero ho.