pedivelle di sticazzi...

smontato (quasi) tutto.
sono rimasto in panne con le pedivelle (vecchio tipo con fissaggio a spinotto). ho tolto i dadi e martellato energicamente gli spinotti, che però non si smuovono di un millimetro. evidentemente son lì da troppo tempo e tra sporco e ossidazione... proverò con dello svitol o roba simile. sennò m'incazzo e uso il flessibile (tanto il perno del movimento lo devo cambiare).

nel frattempo mi son fatto il cavalletto portabici, rigorosamente con materiale di recupero: la base a ragno di una sedia da ufficio (1), un tubo di ferro, un bloccaggio snodato da impalcatura (2) e quattro viti. il sistema di aggancio non è dei più rapidi (bisogna vitare-svitare con la chiave, in attesa che mi procuri dei dadi a farfalla), ma è funzionale e robusto. e non mi è costato un euro.

al momento l'unico limite è che se faccio girare le pedivelle, quella interna urta il tubo di sostegno. ma appena trovo un altro "nodo" da impalcatura monto un braccio orizzontale e risolvo anche questo problema.

avrei potuto comprarmi un cavalletto apposito spendendo 60-70 euro (ne ho visto uno da un sivende tedesco addirittura a 37,50!). ma l'idea principe è sempre quella del riciclaggio. e poi, vuoi mettere la soddifazione? :-)

pignoni!


trovati due pignoni.
oggi son stato a riprendermi la bici dal vecchio (dritta come un fuso, dice lui!). dovrò sistemare la serie sterzo perchè ha un po' di gioco, ma per il resto siamo ok.
gli ho di nuovo chiesto se per caso avesse trovato quel famoso pignone, e lui me ne ha tirati fuori due, smontati da dei mozzi con freno a contropedale: un 17 e un 18. totale 5 neuri. non sono il massimo della figata, ma per il momento van benissimo.

lui però mi ha sconsigliato di montarli su mozzi tradizionali perché secondo lui - senza ghiera di fissagio - non tengono la contropedalata.
io confido nel metodo pettenella.

manca solo un pezzo


ho portato il telaio da un vecchio meccanico (qualcuno per fortuna ancora c'è), un tipo silenzioso col camice blu e gli occhiali appoggiati sulla punta del naso, che l'ha guardato e mi ha detto "lo facciamo andar dritto, anche senza mani". mi fido di lui.

la sua officina mi piace. un po' buia, ordinata ma piena di cose e con il giusto strato di morcia spalmato qua e là (davvero non capisco quelle officine col pavimento bianco tirate a lucido) e con al centro solo due catene che vengon giù dal soffito cui appende la bici da riparare.
ma soprattutto due pareti piene di cassetti con dentro di tutto: mozzi, pignoni, pedali, curve, freni, pedivelle, viti e bulloni.

figurati se uno così non ha una guarnitura per me... infatti ce l'ha: si guarda un po' attorno, poi gli si accende la lucetta, si china per terra e mi tira fuori da sotto uno scaffale questa campagnolo corsa di vent'anni fa (quella in foto): perfetta.

adesso manca solo il pignone. l'ho chiesto al vecchio, lui ha frugato un po' in mezzo ai suoi rottami, poi mi ha detto: ne avevo uno ma adesso non lo trovo. ma se prendiamo una ruota libera e ci diamo quattro punti col saldatore siamo a posto. va bene da 16?
pragmatico, direi.

quel che resta di una lygie


questa l'ho pescata sabato alla soltia discarica.
è una lygie con freni a bacchetta. non ho idea dell'epoca, ma pare piuttosto anzianotta. era tutta smontata, ma frugando tra lamiere, vecchie reti e lavatrici ho recuperato: telaio completo di guarnitura e carter, parafanghi, ruote, manubrio (piegato) con leve freno, forcella, un pezzetto solo di serie sterzo. un bastardo (per modo di dire) arrivato cinque minuti prima s'era già fottuto la sella (e dopo averla smontata ha pure buttato tra i rottami il telaio danneggiando il carter, 'sto stronzo).

quel che so di questa bici è che - a dispetto del nome francofono - la producevano a milano. non so neppure se valga la pena perder tempo a risistemarla. in alternativa potrà comunque essere fissata (i forcellini all'indietro sono una vera tentazione!).

sono comunque graditi suggerimenti o notizie sulla storia di questo marchio.

ecco la piega


trovata anche questa. fortuna che mio padre non butta - quasi - mai via niente: infatti l'ho ritrovata esattamente dove la ricordavo, in cantina a casa dei miei genitori. è una vecchia curva 3t, purtroppo con la superficie molto rovinata (pare sia stata abbondantemente "scartavetrata"). mi sarebbe piaciuto tenerla così, nuda, ma viste le condizioni credo che la dovrò nastrare. a meno che qualcuno non sappia dirmi come si possa riportarla alla sua originale lucentezza (che so, forse con una buona pasta abrasiva).

isole ecologiche?


riflessione fuori tema (ma non del tutto).
frequento le cosidette isole ecologiche a caccia di preziosi presunti rottami da recuperare: non solo bici, ma anche altre robe che meritano una seconda occasione prima di diventare rifiuti. come ad esempio un bel lampadario che ho salvato prima che venisse gettato nel cassone del vetro (inclusa la lampadina funzionante) e che presto farà bella mostra di sè nella cucina dell'appartamento nuovo, oppure la sedia su cui sono seduto, che è un'ottima sedia da ufficio con la sola colpa di avere una crepa nella scocca dello schienale. cose così.

il problema è che il regolamento delle isole ecologiche vieta di asportare qualunque materiale: tutto quello che viene conferito deve rimanere lì dov'è.
e questa cosa mi fa incazzare.
passi laddove le cooperative di gestione operano una cernita sui materiali che poi recuperano. ma spesso è tutta roba che va via come rifiuto: una bicicletta diventa ferro, una porta è solo legno, una damigiana è vetro, e così via. l'idea che prima magari si possano recuperare le cose e gli oggetti così come sono (la bicicletta, la porta, la damigiana) sembra non contemplata, addirittura è un reato.
quindi, per farla breve, ogni volta che me ne torno a casa con qualcosa sottobraccio commetto un furto. allora bisogna affinare la tecnica e imparare a conoscere "il nemico".

nella migliore delle ipotesi (la discarica del mio paese) l'addetto è "connivente", per cui puoi prendere quel che vuoi. infatti c'è una concorrenza pazzesca e i pezzi di bicicletta - per dire - van via come il pane, e per trovare del buono bisogna alzarsi all'alba come per andare a funghi.
ci sono posti (qui vicino, ci son stato ieri) dove l'addetto è un mastino ringhioso: bisogna andare per forza in auto e scaricare qualcosa (per dissimulare) e poi, quando lui è distratto, afferrare il rottame che si è adocchiato e infilarlo lesti nel bagagliaio.
l'esperienza di oggi è stata invece nuova: l'addetto mi ha bloccato mentre andavo via con quattro ruote di bicicletta in mano perché ci son le telecamere di sorveglianza all'ingresso (ebbene sì: il comune di reggio emilia sorveglia la monnezza con le telecamere...); quindi mi ha spiegato di entrare in auto, caricare quel che mi serve (lì le telecamere non tirano) e andar via fischiettando, mentre lui non guarda (!).
infine c'è la versione mercatino abusivo, dove l'operatore seleziona la merce migliore e allestisce il suo banchetto, poi arrotonda lo stipendio vendendo al miglior offerente: confesso che la mia sedia riciclata m'è costata 10 euri, sennò la prendeva un pensionato per 5. è stato comunque un buon affare.

...e dacci oggi il nostro rottame quotidiano


questo è il raccolto odierno, frutto di un incursione in discarica (quella in città, dove non ero mai stato): una ruota anteriore da 28 in buone condizioni, una ruota anteriore da 26 con cerchio storto, una ruota da 24 abbastanza in ordine e una mini-ruota distrutta ma con pacchetto pignoni shimano ancora perfetto; pezzi utili per la mia fixa: zero.
ma saranno un ottimo campo-scuola per imparare a "fare le ruote"!